giovedì 17 maggio 2007

Due di due


Cibo per pappagallini raffinati

To whom it may (not) concern


Ammesso e non concesso che a qualcuno possa marginalmente interessare qualcosa delle mie idee aderisco al cortese invito di Lory, precisando (ma emergerà clamorosamente) che, se di cibo bazzico i fornelli per nutrire il mio corpaccione avido con un casalingo gradimento, di vino bevo (con pacata moderazione) e basta.
E se la mia scuola di cucina è stata materna, quella enologica è stata paterna e per anni ha privilegiato i cd. Vini paesani.
Ora, sui vini “paesani” campani, fino a qualche anno orsono, si poteva stendere un pietoso velo (di bisolfito). Con una rara eccezione che troverete al punto 3.
Per fortuna ora le cose stanno cambiando.

Secondo te il vino è maschile o femminile?
Il vino rosso prevalentemente maschile, il rosato più femminile mentre il bianco va con tutti.

Sei più vino rosso, bianco o rosè?
Tendenzialmente rosso ma col caldo, pesce e cibi leggeri preferisco il bianco.

La tua prima volta ed il tuo miglior ricordo "emotivo" di un vino.
Per motivi di lavoro mio padre conobbe il “Custode del Vesuvio”, omino addetto alla sbarra alla fine della strada, lì dove c’era un tempo la stazione di partenza della funicolare (Funiculì, funiculà) distrutta nell’ultima eruzione del ’44 e poi la seggiovia, chiusa nel 1983. Il signore non è che avesse molto da lavorare e quindi coltivava viti, con perizia inusuale per l’epoca, e faceva ottimi vini. In quel periodo a casa mia arrivavano ogni tanto damigianelle del mitico Lacryma Christi del Vesuvio (autentico) rosso (Piedirosso) o bianco (Caprettone) ma quello che io preferivo era senz’altro il Lambiccato (Catalanesca, vitigno importato da Alfonso I d’Aragona verso la metà del 1400, credo sia uva da tavola) bianco dolce e frizzante (di quest’ultimo giungevano bottiglie contate). Erano i tempi dell’Asti spumante, il mondo era in bianco e nero, io ero sull’orlo dell’adolescenza e la parola brut era sconosciuta, a sentirla al massimo si pensava ai Brutos.


La miglior associazione tra un vino e una portata.
Sono un uomo da trattoria di campagna, allora, se posso ordinare, per me vorrei: provolone piccante, olive passolone conciate, salame di Mugnano, pane cotto a fascina e una bottiglia di Lettere rosso frizzante (e magari fresco). Il tutto a primavera sotto una pergola di limoni.

La tua migliore degustazione (prevista o fantasticata).
M.me Clicqot che mi invita ad una cena a lume di candele nel suo castello e stappa il suo miglior millesimato per accompagnare ostriche e aragosta (la pronipote andrebbe meglio).

Chi sceglie il vino a casa tua e chi amministra la cantina.
Io (Ciccina è quasi astemia ma sta studiando, Ciccillo ancora non l’ho capito).

Quanti vini hai in cantina?
13 etichette (17 bottiglie). Nella possibilità che detto numero porti sfortuna stasera ne stappo una. (mica volete l’elenco?)

Come inizieresti un giovane al vino?
Quando apro un buon vino (su un buon piatto) lo offro alle mie figlie da provare. Per ora schifano i vini quotidiani ma saggiano volentieri quelli migliori. Se continua così a me va bene.

***

E poiché mi trovo con la penna in mano (metaforicamente parlando), partecipo anche al meme degli Scribacchini e di altri prima di loro.

MEME chi sei? (ora mi sento uno spudorato)

SONO: tendenzialmente influenzato da quello che altri hanno già scritto. Sono tutti voi (almeno in parte). Sono un professionista che lavora, un uomo che ama molto (persone, animali, cose), un giovane che gioca a scrivere un blog, un padre che (in qualche modo) accudisce due figlie, un ragazzo che si diverte a cazzeggiare con gli amici…
TENDENZIALMENTE SEMBRO: un po’ burbero (così mi dicono, ma non è vero, o no?).
FREQUENTO: qui è facile, pochi amici e molti luoghi nuovi.
EVITO: la folla come la peste. Unica eccezione il primo scudetto del Napoli (e vorrei vedere!).
AMO: Ciccina, le mie figlie, il gatto, i miei amici, la mia casa, le mie cose di cui sono geloso, il mare, il Vesuvio ecc. ecc.
ODIO: chi ama molto spesso odia molto: i compromessi, gli accomodamenti, la viltà (ma a volte la capisco e la giustifico, non siamo eroi), i carrieristi, certi modi (meridionali?) di fare politica, affari, camorra usura…
ADORO: le mie figlie quando dicono: “Papi, ma è buonissimo!” anche se ogni tanto ho l’impressione che mi incensino un po’.
DETESTO: la sciatteria in particolare sentimentale, la mancanza di “cura”.
RICORDO: spesso ciò che vorrei dimenticare.
RIMUOVO: a volte ciò che dovrei ricordare.
RESTO INDIFFERENTE A: alle cose urlate (tranne il buon rock), agli show-risse televisivi, alle superbelle…
MI INNERVOSISCE: il circolo mediatico che si solleva (alimentato da un maligno interesse di parte) su alcuni fatti di cronaca che andrebbero riportati solo come tali, senza commenti o giudizi di valore e mi riferisco, per esempio, all’orripilante delitto di Cogne, di Erba, alle Maestre stupratrici, all’autista del pulmann di bambini fatto di marijuana.
MI RILASSA: leggere, fumare (solo tabacco e so che non dovrei), la presenza di Ciccina (a volte), sapere che le mie figlie sono a casa, un bel whisky torbato con gli amici, cucinare…
CHIEDO: che dall’illusione , si passi alla speranza e poi (in breve tempo) ai fatti. Che finisca l’ideologia della crescita economica esponenziale, che si faccia crescere (per almeno qualche anno) il cd. Terzo mondo. Perché quello che abbiamo basta e avanza ai più. Naturalmente chiedo lavoro vero per chi non ce l’ha.
OFFRO: interesse e curiosità per le storie altrui e un piatto cucinato. E sul piatto prometto buona volontà.
MI DEPRIMO: quando a via Toledo passa l’auto della Finanza e questi poveri cristi di abusivi scappano con le loro coperte piene di merce contraffatta. E dopo cinque minuti sono di nuovo lì. Mi sembra un’inutile mancanza di rispetto per la Finanza, per loro, per noi.
MI VESTO: perché devo (e anche perché è meglio).
MI SPOGLIO: lentamente, con malizia (ma il risultato non cambia).
MI ELETTRIZZA: un nuovo ospita a cena, lo tratto manco fosse Veronelli.
MI DEMORALIZZA: lo sterminio di massa che prosegue indisturbato nel mondo e che ora è portato dai “cristiani” Paesi occidentali ma non solo da loro. La globalizzazione dell’assassinio della povera gente.
MI PIACEREBBE: conoscervi tutti quanti perché siete bella gente. Mi piacerebbe fare una cena con voi. (magari ognuno porta qualcosa, eh?).


E visto che di mestiere da grande farò il food_blogger beccatevi questo passato di carote squisito e disintossicante (lo so, non dovrei dirlo io e aspettare che lo proviate).


Ingredienti per 2 che non hanno superato la prova costume:
carote gr. 500
cipolle 500 gr. (circa 2 grandi)
olio evo 3 cucchiai (meglio burro se si può)
Maizena 3 cucchiai rasi
Latte fresco 4 cucchiai
Parmigiano
Sale & pepe
Prezzemolo
Una goccia di aceto balsamico

In olio mettete a colorare le cipolle tagliate a fette sottili, quando si ammorbidiscono aggiungete le carote tagliate a rondelline, coprite e lasciate andare a fuoco dolce senza bruciare (come faccio io spesso), aggiungete la maizena e il latte a poco a poco mentre girate per evitare grumi. Continuate la cottura dolce a pentola coperta e regolate il sale.
Dopo circa 15 minuti, se le carote sono morbide (ma non sfatte) passate il minipimer, altri 5 minuti ed è fatta, lasciate riposare.
Parmigiano, prezzemolo, pepe, un goccio d’aceto e a tavola.

5 commenti:

Francesca ha detto...

sarebbe carina una bella cena tutti insieme, io intanto mi mangio il tuo passato di carota che ha un colore bellissimo. Ciao!

Lory ha detto...

Te se nn ci fossi,ti dovrebbero inventare...ahahahah!
Io domani mi faccio questo bel passato poi dico...!

Lory ha detto...

Oh ma...na bella centrufuga no eh!!???ahahahahah

flat eric ha detto...

Ciao Fra', grazie;
Lory, per me solo una centrifuga... spaziale!

Lory ha detto...

Flat,ho la tua crema sul fuoco,proprio in questo momento,ho solo cambiato qualcosina:-)))poi fotografo e pubblico...!
Insomma ma sta centrifuga nn la vuole proprio nessuno nè!!!...ahahaha!