Cuochi in erba

Il recupero delle cose semplici e buone. Ma non solo: anche sperimentazioni e confronti di ricette e di alimenti. Tranquilli l'erba crescerà...

giovedì 6 marzo 2008

Sguardi insistenti…


Da Repubblica.it

Oddiodiodiomio!!!! E allora che fare?

Beh, non ci rimane che Internet!


Dal Corriere.it


«Perché non mi guardasti? Se tu mi avessi guardata, mi avresti amata. Lo so bene, mi avresti amata. »
Il canto di Salome (di Richard Strauss, libretto di Hedwig Lachmann, dall’opera di Oscar Wilde)


Rivelazioni (preso da FILM.TV.IT) con Michael Douglas e Demi Moore

In caso di necessità consultare il decalogo anti-molestie



Rivelazioni Di Un Maniaco Sessuale Al Capo Della Squadra Mobile (Cinebox)

martedì 4 marzo 2008

È morto un cuoco di 20 anni



MORTE SUL LAVORO

Un grido,
un tonfo
e giù
dal sesto piano.

Sull’asfalto
si spezza un’esistenza,
miseramente, così
com’è vissuta.

In breve, attorno al corpo esamine,
si forma un cerchio
di uomini
con le mani che sanno
quanto sia duro
mettere pietra su pietra
dal primo respiro dell’alba
alla morte del sole.

Ecco
l’urlo di una sirena
ed i presenti, attoniti,
muti, guardando la scena,
impallidiscono;
un pensiero comune
in ognuno di loro;
poteva succedere a me!

Stasera
Sei bimbi ed una donna
Attenderanno inutilmente
Un viso adusto, sofferto ed amato.

L’acqua non potrà bastare
a cancellare le macchie di sangue
dall’asfalto.

Domani i colleghi manovali
continueranno l’opera.
La fine di un uomo
non può interrompere
l’avvio di un’impresa,
domani quell’uomo
resterà solo un nome, una vittima.

Stasera
sul treno che porta alla provincia
la massa attiva
del lavoro in città
un posto sarà vuoto.

Per un’illusione di vita
stasera un lavoratore
ha trovato nella morte la sua realtà.

Luciano Somma, poeta napoletano
copiato da
campaniademocratica il 8/12/2007 alle 14:3 In ricordo degli operai di Torino

Non è un necrologio di categoria.
Eppure è rivolto a quanti, come me, bazzicano i cd. Food-blogger, non tutti siamo cuochi ma forse avremmo voluto esserlo e forse, in piccola parte lo siamo.
Forse è il pensiero di un padre che vede la figlia studiare tanto per una professione ingrata?
E magari restare precaria per anni a fare un mestiere non suo?
Forse è semplicemente il pensiero di un padre che vede un giovane di 20 anni morire.
Diplomato cuoco.
Per salvare altri quattro sfortunati compagni di lavoro.
Che, a loro volta, si erano calati in una bara per salvare il primo.
In una autocisterna delle Ferrovie dello Stato (lo dicono qui, qui e qui).
Con la stupida generosità tipica di alcune persone.
Cito dall’ANSA di Paolo Melchiorre delle 20.15: “Michele Tasca aveva la passione della cucina: si era diplomato aiuto cuoco all'istituto alberghiero di Molfetta e aveva cominciato a lavorare stagionalmente, sia d'estate che d'inverno, a Cesenatico (Forlì-Cesena). Quando non lavorava lì, tornava in paese e "per non stare con le mani in mano", come ha riferito uno zio, faceva lavoretti saltuari, come quello alla 'Truck center', anche per pagarsi la rata dell'auto, una 'Polo', acquistata tre mesi fa con tanti sacrifici e che era anche la sua seconda passione.”
Il capo dello Stato auspica "che le parti sociali possano confluire sul testo del decreto da attuare sulla base della recente legge sulla sicurezza e sul lavoro".
Che posso dire?
Che possiamo dire?
Speriamo che sia così.
Magari tra due-tre anni apriva un blog e ci svelava i suoi segreti?




dati INAIL ITALIA 1996 - 2006

PER FAVORE:

domenica 2 marzo 2008

Ode al visitatore n. 9126


Forse non tutti sanno che (e perché mai dovrebbero saperlo e fregarsene qualcosa?) ma io non sono proprio un ipertecnologo.
Nel senso che su internet/blog ci bazzico ma mica ne capisco tanto (sia sempre resa lode a Patt!).
Come molti blogghisti ho aggiunto da tempo al blog un contatore e ogni tanto ci vado a sbirciare perché ho scoperto di essere vicino alle 10.000 visite (almeno 5.000 sono mie) e, al traguardo, vorrei festeggiare con Ciccina (lei non sa che 5.000 sono mie) consumando qualche caloria in più del dovuto (della serie: ogni scusa è buona).
L’altro giorno bazzicavo nel contatore e ho scoperto una utility (detto bene, no?) definita “visit detail”. Ma guarda un po’! mi sono detto. Andiamo a sbirciare!?.
Fruga e fruga ho imparato a riconoscere i miei accessi, a vedere i vostri domini e mi chiedevo, tra me e me, ma chissenefrega se uno sta su telecom oppure su tiscali?
Quando ad un tratto….
Mi appare questo!


C’è un signore , o una signora, di Ariccia (Lazio, Lat/Long : 41.7167, 12.6667) che mi è venuto a trovare il 21 febbraio u.s. (ultimo scorso)! E fin qui niente di strano, direte voi?

E no!
Guardate meglio:


questo gentile Signore, o cortese Signora, il 21 febbraio u.s. (sempre ultimo scorso), per la precisione di giovedì, entra alle 10:24:53 am ed esce 11:53:33 sempre am!
Sì! Avete capito bene: una “Visit Length (di) 1 hour 28 minutes 40 seconds”!!!!!!!!!!!!!!!!
Beh, direte voi maligni, in ufficio non c’aveva un c…. da fa?!
Possibile ma non provato.
Poteva essere malato, forse influenza? In fondo è ancora periodo.
Ma non è questo il problema, cribbio (come ancora dice qualcuno)!
Forse non avete capito ma questo notevole Signore, o bellissima Signora, si è fermato nel mio blog per più di un ora!!!
Beh, direte voi ancora più maligni, l’hanno chiamato al telefono e s’è scordato che stava in internet, a volte capita?!
E no! Cribbio (ancora? Ma è un vizio?)! ma questo incredibile SIGNORE, o scultorea SIGNORA, ha visitato 17 PAGINE!!!
Ma quante pagine ha il mio blog? Boh!?
Comunque fatto sta che il visitatore n. 9126 è stato nel mio blog per la bellezza di 88 minuti (per l’esattezza 5320 secondi) ed ha letto le mie 17 (diciassette) pagine alla media di 5 minuti e 30 secondi l’una!
Perché, si sa, le mie paginette sono un po’ lunghe, ammetto.
Insomma ha letto con attenzione, con gusto (desumo, altrimenti scappava), ha sorriso e forse riso con me (di me?) oppure ha copiato le ricettine (bravo, fai bene, copia pure, sono collaudate) ripromettendosi di farle presto (lo faccio anch’io) e poi (dopo 88 minuti) è andato a trovare le mie amichette d’oltremare.
Bravo/a, hai fatto bene, il loro blog è splendido. Anche io ci vado sempre.
Di lui/lei so tante cose.
So che è di Ariccia (18.000 abitanti).


So che ogni tanto ha tempo libero o lavora di pomeriggio (forse era malato!).
So che il suo Operating System è Microsoft WinNT , il suo Browser è Internet Explorer 7.0 oppure Mozilla/4.0, ha un Javascript version 1.3 ed un Monitor Resolution 1280 x 800 con una Color Depth: 32 bits ma NON SO CHI E’!

AMICA/AMICO già sento di volerti bene ma dimmi chi sei?

Non mi/ci lasciare al buio!



Oh, Visitatore/trice n. 9126 forse vuoi cenare da me?
Fare un giro con la moto di Ciccina?
Glielo chiedo subito ma dimmi chi sei!
Vuoi carezzare Ciccillo (provaci ma non garantisco), ti piace Pollo? Te lo regalo!
Incontriamoci a metà strada (il Mottagrill di Teano va bene? Preferisci Pavesi? Hanno Ciaopizza è buona!).
Potrei venire su ad Ariccia, IO AMO LA PORCHETTA!
O magari mangiare in una fraschetta che conosci tu. Pago io, of course.

SE HAI UN BLOG, GIURO CHE LO VISITERO’ OGNI GIORNO MA DIMMI CHI SEI, IL TUO NICKNAME, TI PREGO!
TI LINKO, TI BLOGROLLO, TI FAVORITE ON TECHNOCRATI.COM COME E QUANDO VUOI!!!!
Cattivo/a, crudele/e, nemmeno un “comment” mi hai lasciato!
: - [[

Ma io sono buono e ti dedico quale premio fedeltà le turzelle.



Cosa sono le turzelle?
Ecco cosa dicono di loro: “«Turzelle», una varietà di cavolo a foglie ricce che si raccoglie in estate. Questa varietà di cavolo, in passato assai comune sulle bancarelle dei mercati della Campania, oggi è prevalentemente coltivata negli orti familiari per autoconsumo. Presenta foglie ricce assai attraenti e, al contrario della maggior parte degli altri cavoli, si raccoglie in estate; Vita in Campagna num. 03, pag. 27 del 01/03/2007”.
Io, invece e grazie al mio verdummaro Tonino (caro come un gioielliere), le ho trovate ora e te le dedico, splendide, carnose, dolci amare (volendole definire: una specie di broccolo/rapa nero e carnoso, consistente).
Andrebbero mangiate nella mitica “minestra maritata” ma le ho fatte lessate e condite con poco aglio e limone, non c’era bisogno nemmeno dell’olio!

Turzelle per madame/mister X

PS: passa a ritirare quando vuoi (dopo aver lasciato un commento).
ariPS: forza Napoli.

mercoledì 20 febbraio 2008

Life must go on in Gaza and Sderot

Rubo l'etichetta dai cari amici Scribacchini ma sono certo che non si dispiaceranno.
Oggi ho scoperto questo blog fratello e credo che dobbiamo tutti sostenerlo (sempre se siete d'accordo!): Life must go on in Gaza and Sderot
dal loro sito:
"This blog is written by 2 friends. One lives in Sajaia refugee camp in Gaza and the other lives in Sderot, a small town near Gaza on the Israeli side. There is ongoing violence between Israel and Gaza which has intensified greatly since October 2000. Many have been killed and many have been injured. The media coverage on both sides has been extremely biased. Our Blog is written by 2 real people living and communicating on both sides of the border. "
(Questo blog è scritto da 2 amici. Uno vive in Sajaia, campo di rifugiati di Gaza, e l’altro in Sderot, una piccola città vicino Gaza ma sul lato Israeliano. C’è un perenne stato di violenza tra Israele e Gaza che si è andato intensificando gravemente dall’ottobre del 2000. Molte persone sono state uccise e molte sono state ferite. Il nostro [loro] blog è scritto da 2 persone vere che vivono e comunicano su entrambi i lati del confine.)
Sarebbe molto bello se aveste il tempo di andare a dare una sbirciatina e lasciare un commento solidale.
(sempre se siete d'accordo).
Besos by Flat.
;-]

martedì 19 febbraio 2008

Real time (solo per i suoi occhi)!

Bene! Oggi è il compleanno di Ciccina! Compie 36 (dicansi trentasei) inverni (alcuni piacevoli, altri no. come tutti).

Questo è cominciato freddino ma vediamo di riscaldarlo un pò!

E ho giurato (a me stesso perchè a lei non è che tanto gliene frega...) di fare un post "very real time". Insomma come fate voi, no?
Innanzitutto cominciamo a prenderci un giorno di ferie (per essere pignoli: due, uno lei e uno io [par condicio]).
Sinceramente non credo che per questo lo stato della Campania peggiorerà di molto (ma non si sa mai. Fatemi sapere).
Bene, com'è come non è, carichiamo il Pollo e partiamo verso mete e gite agognate da tempo.
Più o meno da quando a Natale le ho regalato la carta dei sentieri dei monti Lattari (leggi: penisola sorrentina- amalfitana).
Direzione Nerano in penisola sorrentina.
Il pensiero che oggi amici e nemici siano al lavoro ci conforta durante il viaggio.
E infine giungiamo.
Come potete ammirare lo spettacolo è splendido!

Niente munnezza (in tutti i sensi e le accezioni).
Siamo soli sulla spiaggia.
Da qualche parte un martello batte lontano e un pescatore pitta la sua barca.
E noi.
Quanto basta.

Ciccina dispiega la mappa e ci avviamo felici ... incontro all'avventura!

Il tempo è splendido e l'aria mite, sembra primavera!
(io per precauzione prenoto due posti al Ristorante Mariagrazia perchè non si sa mai, dovesse arrivare un pulman di giapponesi?).

Il sentiero è splendido, facile in lieve salita all'inizio e poi in discesa!

Incontriamo una torre saracena diroccata e subito dopo il panorama si apre sulle isolette dei Galli, una meraviglia!

Ed ecco la meta: la baia di Recommone!

Nessuno, solo un contadino solitario che cura l'orto.

Ci saluta scontroso (ma non so dargli torto).

Facciamo le solite cazzate sulla spiaggia, tipo: tirate legnetti al Pollo che si guarda bene dal riprenderli, toccare l'acqua e dire che è fredda ma non è gelida, fumare una sigaretta, guardare la petroliera che passa, l'acqua trasparente...

Provo anche a tirare la pietra piatta che saltella tre volte, Ciccina non mi ha visto.

Desisto con una certa dignità.

Passata la mezz'ora si riprende il sentiero per tornare a Marina del Cantone (leggi: Nerano), dovessero mai arrivare veramente i giap?

Per una stupida e misteriosa legge del "contrappasso" (vedi Murphy) ciò che prima era in discesa diviene salita. Ma ce la facciamo.

Siamo con solo 20' minuti di anticipo (perfetto).


Ci sediamo felici e ordiniamo anche se in realtà da Mariagrazia c'è poco da ordinare:
antipasto e spaghetti alla Nerano (con le zucchine).
Punto.
Se volete il pesce c'è ma ci sono anche altri ristoranti (tra i migliori della penisola sorrentina tipo Taverna del Capitano e Quattro passi).
Ciccina voleva mangiare gli spaghetti alla Nerano e allora punto.

Nell'attesa Ciccina mi spiega come si arrotolano i tovaglioli per la ns. futura trattoria.

Ma per fortuna arriva l'antipasto.

Che dire... guardate e giudicate da soli.

Lo spazzoliamo via con allegria ciarlando del più e del meno (e anche sparlando un pò di chi sta lavorando [chiedo scusa, ora sono pentito]).
E poi, meraviglia delle meraviglie, arriva il piatto forte:

gli spaghetti alla Nerano!!!!!!

Per la contentezza parliamo a bocca piena (non si fa) e le racconto come ho imparato a farli mentre lei mi chiede come si fanno!

Le ripeto come ho imparato a farli mentre lei, felice, con uno spaghetto che sporge dal dolce labbro, mi chiede se ci mettono l'uovo.

Le racconto la ricetta e lei, contenta, chiede (ancora) al signore che ci serve se c'è l'uovo.

(E NO, CHE NON C' E' L'UOVO E CHE C....)

No signora- fa lui compito - non c'è uovo né panna.
Allora le svelo il segreto della cremina ma continua a guardarmi dubbiosa.

Ma passa un gabbiano, un battito d'ali e chiediamo il dolce saltando il secondo.

La delizia al limone è deliziosa (eh, eh, eh) e paghiamo contenti della giornata un prezzo non da trattoria ma tant'è (70 euri).
Ci guardiamo felici.


Lei fa: "Andiamo?"

Le rispondo ammiccante: "Dove vuoi tu, amore."


Fine della prima puntata.

domenica 17 febbraio 2008

Piatti, non parole!!!


La vita dei supereroi è molto impegnata, a volte intricata (?).
Voi immaginate che ogni tanto una domenica scorra tranquilla, quasi inerte… e, mentre state aspettando gli amici che vogliono festeggiare con voi la nuova auto (per la cronaca una Peugeot 306 o 308, boh?) e portarvi a mangiare nel sicuro porto di Pozzuoli, ecco che giunge la chiamata!
“Ciccina?” urla una sconosciuta.
“Ehh?” fa la bella inopportunamente in vivavoce.
“Oh, Ciccina ho rotto un piatto!”
E chi se ne frega mormoro io, la prossima volta stai più attenta. Giusto?
“Oh, Ciccina, mi devi aiutare!” pretende l’interlocutrice misteriosa “del servizio buono di mammà, quello del MATRIMONIO!!!!” continua la dessa.
“Mein Gott!!” esclama la bella poliglotta mentre io comincio a strabuzzare e lei a partecipare al dramma.
Eccola lì la vita.
Basta una parolina e le cose cambiano.
Almeno per le donne (non sposate).
La guardo (Ciccina) e la vedo con gli occhi sbarrati, il labbro imperlato di sudore, i capelli frementi, partecipe e addirittura compartecipe al dramma (matrimoniale).
Solo per una schifosa parolina.
Uno si immaginava di andare a Pozzuoli, una domenica serena, magari una frittura di pesce (perché a mare non c’è ancora tanta munnezza) e invece ìncipe il dramma su di noi, così, come se niente fosse.
Insomma, chiuppiti cchià (che a Napoli significa: per non portarvela a lungo), i genitori della sua amica emigrata salgono ospiti tra qualche giorno e vorranno mangiare nel servizio buono e lei (proprio ieri) ha rotto il piatto tondo di portata.
E chi se ne frega!, bofonchio io uomo vile e già arreso al destino.
“Flat?”
“Eccomi”
“Dobbiamo andare a comprare un piatto”
(eccola)
“Ma è domenica!!!!” tento speranzoso.
Solimene non chiude mai.” risponde il comandante Carlas.
“Ma Totti e Titta con l’auto nuova?”
“Verranno con noi”.
“Ma dove?” (mo mi incazzo, eh?).
“A Vietri, sul mare.”
A beh, poteva andare peggio.
A volte mi faccio schifo da solo per quanto capitolo presto.

Trenta minuti, baci e abbracci, oh, ma che bella questa auto nuova nuova?! e siamo sull’autostrada per Salerno (A3 per i cultori) diretti a Vietri sul mare (da non credere, no?).

Ed ecco Solimene che ci attende.
La fabbrica è notevole, un palazzo degli anni ’60 (credo) ricoperto di fondi di vaso, originale e bello.
Certo stona un po’ con l’ambiente della costiera amalfitana ma (come si dice?) chi non risica…
Nella fabbrica stanno girando un episodio di una serie tv “Capri” che non mi dice niente ma c’è tanta gente eccitata (tra il pubblico).
Passiamo indenni ed entriamo.



Il negozio più disordinato che abbia mai visto!
A destra un bancone e da tutte le parti piatti e stoviglie a mucchi e pile, vale il viaggio!
Teste di cavallo, statuine, vasi, insomma l’incredibile in ceramica!
Ciccina viene indirizzata nella difficile ricerca e arruola Totti&Titta.
Ho detto difficile? Impossibile! Perché non c’è ordine nelle serie!
Da non credere.
Mi defilo e faccio un po’ il cascamorto con la bella banconista.
“Fate piatti anche per ristoranti?”
“Certo!” fa la bella e mi porta (per mano) in una sala da sballo dove custodiscono (e vendono a pochi soldi) gli avanzi (esuberi, errori, cambi di marchi…).



Le lascio la mano allibito e lì mi perdo.
L’ebbrezza di Noè (carinissima vineria di Napoli, ciao Luca!), Valeggio sul Mincio, Cosenza, ristoranti di tutta Italia anzi di tutto il mondo (francesi, americani, cinesi di Hong Kong)!
Insomma, uno sballo!
Comincio a sognare un nuovo servizio di piatti (senza matrimonio) con ogni piatto diverso!!!!
Oppure, ancora meglio, la mitica trattoria di Flat con il proprio marchio!!!!
Penso al colore del fondo, al bordo, al logo.
Le variazioni di colore mi prendono in un vortice, fondi chiari per capire cosa mangi, bordi scuri ed eleganti, loghi piccoli ma incisivi…

Come fu, come non fu… mi vengono a ripescare alle 13, sconfitti, per andare a mangiare.
Bel problema questo.
Usciamo a mani vuote perché del piatto con le foglie marroni e verdi dell’emigrata non vi è traccia.
Per fortuna i buoni Totti&Titta ricordano una trattoria segnalata da amici a Pogerola.
E già! Perché, lo so che non ci crederete, ma la costiera amalfitana non è solo Positano, Amalfi, Ravello e via dicendo ma esistono tanti paesini in alto sulle montagne a picco sul mare che valgono la pena di essere visti e … degustati.



Al fin si giunse…

Piccola piazza, facile parcheggio, bel panorama e viuzze candide (senza munnezza tanto per capirci).
Ci sediamo nella veranda della Trattoria delle sorelle Rispoli e guardiamo incantati il panorama di fronte.
La frazione di Scala (e le sue scale…) e Ravello e il suo costone a picco, mai visto prima!


Una delle sorelle ci porta il menu





Ci concentriamo sui primi (siciliana al forno e tagliatelle calamari e vongole).



Che non corrispondono al menu ma chi se ne frega perché sono molto appetibili anche se poco fotografabili.
E chiudiamo satolli sui dolci (delizie al limone e torta ricotta e pere).



Che invece ci sembrano poco caserecci ma con un ottimo rapporto calorie/prezzo.
Il conto è da trattoria e, in un posto così bello, sembra strano non pagare anche il panorama…
L’estetica dei piatti (e delle sorelle) lascia invece a desiderare ma che vogliamo fare?
Chi siamo noi per opporci al destino?



PS: accettano i cani.

lunedì 11 febbraio 2008

May I make your day award?


ABULICO, BUCOLICO,
AGRESTE E PEDESTRE,
RUSTICO/CAMPESTRE,

INGRATO, INGRASSATO, INFIACCHITO,
IMBOLSITO, IMBECILLE, IMPUNITO,
IMPIGRITO, IMPEGNATO,
INGRIGITO, INVECCHIATO,

PASTORALE, UMORALE, ANIMALE.

Tirato per i capelli.
Sì proprio tirato per i capelli e anche sgamato, ecco come si sentiva Flat quel maledetto giorno.
Gli amici del pub “Cuochiinerba” lo avevano richiamato al dovere lamentandosi della qualità degli hot dog(s).
Da quando aveva aperto il pub/blog come secondo lavoro, come ogni statale che si rispetti, le cose erano precipitate.
Il suo kapufficio doveva aver subodorato qualcosa, forse un aroma di bratwurst o quel piacevole sentore di senf che si ritrovava addosso al momento di coricarsi. Piuttosto che punirlo aveva scelto una strategia più efficace.



Il lavoro era almeno triplicato ed erano tutte incombenze burocratiche, rendicontazioni, note riepilogative, saldi&sconti, memo, lista acquisti, fogli di presenza vidimati, survey fiscali, giustifiche, note spese, analisi gestionali ad interim et ad nutum si non ad horas, programmi di centralizzazione dei controlli e decentramento delle responsabilità, benchmark, total quality management, project financing & finance projecting, investment tips & strategies, Ricerca&Sviluppo, arrobba accà e arrobba allà ecc. ecc.


Insomma per il lavoro investigativo (e per il resto) c’era sempre meno tempo.


Ma su tutti i problemi che Flat aveva svettava Ciccina, bella come poche, ma rabbiosa e gelosa.
Rancorosa e rincresciosa (?). Forse anche rimorsosa e rimpiantosa. Ma soprattutto rumorosa.
Sulle prime era venuta al pub, aveva letto le dediche sul librone degli ospiti, aveva sorriso e, a volte, riso insieme delle carinerie nei commenti, aveva (addirittura!) assaggiato le specialità ma poi, quando si era trovata ingrassata di 1 chilo (sì, solo di 1 chilo!) aveva cominciato a sbraitare e inveire e invettare che si mangiava troppo, che non c’era più attenzione né tempo per lei, che….
Ma che pretendeva? Il (secondo) lavoro è LAVORO!!!!
E io forse che ho tempo per me, per i miei hobbies?
Lavora, fai la spesa, cucina, fotografa, ammannisci, rigoverna (perché si è licenziata la quarta donna delle pulizie in 4-quattro mesi), è chiaro che sono stressato, no?
E i lavori sul terrazzo, e quelli in casa, e la macchina fotografica (di Ciccina) rotta, e l’hard disk evaporato con le foto di 3 anni (e pure qualche documento di lavoro ma chi se ne frega), e Poldo (new entry, cucciolo nero, mefitico e bastardo detto Pollo per il petto carenato)?



Dove le mettiamo queste cose, eh?
Mi sai dire TU (Ciccina, non voi) DOVE LE METTIAMO?
Insomma, dopo la vacanza in Abruzzo, la situazione stava precipitando. Flat si sentiva mancare il terreno sotto i piedi. C’era qualcuno o qualcosa (Ciccina) che scavava.
Si è vero, erano ingrassati ulteriormente a furia di carni rosse sapide, salumi aromatizzati, formaggi freschi e non, cioccolata deliziosa, vini brillanti (Montepulciano, of course) e un cincinino di whisky e grappine torbati ma avevano solo (e dico SOLO) una stufa a gas!!!
In Abruzzo in inverno, mi spiego?



Ormai Flat era un uomo arreso e tristo (maschile di triste?). Quando tornava a casa trovava conforto solo in un Ciccillo offeso, come lui, dalla presenza del nuovo Pollo, il quale, maldestro e pasticcione (e anche pigro e persino sciatto, piscione e chiagnazzaro [che piange sempre]) conquistava tutte le attenzioni e i bacetti e i grattini e le coccole della bella Ciccina.
Ma tant’era, bisogna farsene una croce.

La sera, dopo una giornata di duro lavoro su bollette, piani finanziari, riunione per il budget, fatture, scongiuri e scarichi (…), Flat tornava a casa pensoso …

… quando ad un tratto scopre, su internet, di aver vinto un PREMIO!
Un premio? Sì il PRIMO PREMIO (per lui)!




Addirittura!?!
Miciapallina gli assegna un premio!
La poverina, tra i dieci blog che va a vedere ogni giorno, fruga nel suo!
Poverina…
Lui così:
saltuario/incostante
anemico/alienante
logorroico/anelante
dietetico/incoerente
grasso e indisponente?

Lui (il mitico Flat) non sa che fare!
Non pubblica una ricetta da mesi, ha ripreso a postare da poco sfruttando le mail di Balena spiaggiata appropriandosene indebitamente.
Il vigliacco parassita conta anche su Guitaromane (che però è più pigro di lui e non manda nulla dalla sua nuova patria di Nizza).
Non può ricambiare perché i suoi blog preferiti sono già stati nominati tutti e non vuole avviare una reazione a … catena di S. Antonio in cui nomina e magari viene rinominato manco fosse al Grande Fratello!
Brrrrr, gli vengono i brividi solo a pensarci.
E poi dieci non gli bastano, non gli bastano proprio.
Allora pensa e ripensa, il simpatico Flat, decide di ricambiare dedicando a Miciapallina una ricetta.
La prima da 7 mesi!!!!!!!

LA FRITTATA DI MICIAPALLINA

Breve pre-istoria:
questa frittata nasce in famiglia quando Flat era piccino piccino e capitava che la sera si fosse un po’ scarsi a cibo (altri tempi e altri costumi), allora la su mama componeva piatti rimasti storici (in famiglia) tipo la finta pizza (pane secco bagnato nel latte, mozzarella avanzata e pomodori) oppure patate all’agnello “scappato” e, infine, la seguente frittata di prezzemolo con vellutata al limone detta anche alla Marinara, d’ora in poi denominata la Frittata di Miciapallina!
Ad onor del vero una frittata al prezzemolo compare anche a pagina 394 del libro Cucina leggera dell’Enciclopedia della Cucina di Repubblica-l’Espresso ma, come vedrete (se avete il libro), questa ricettina è ancora più semplice e leggera in quanto senza latte né parmigiano.

Ingredienti
per la frittata:
uova (1 a testa)
prezzemolo (tanto e fresco)
sale un pizzico
olio evo
per la vellutata al prezzemolo e limone (ripresa dallo storico Talismano della felicità, libro pieno di tesori forse troppo presto e ingiustamente archiviato dai più):
margarina 20 gr.
farina 20-30 gr.
brodo vegetale
1 limone
Sale & pepe

Preparazione:
indossate il grembiule e fate quel che vi dico (soprattutto tu Miciapallina, eh?).
Avviate il brodo vegetale (anche granulare o dado).
Sciogliete un pioccolo di margarina vegetale in un pentolino e aggiungete la farina a cucchiaiate e cominciate a rimestare (ah che bel verbo: rimestare…) con una cucchiarella di legno a fuoco bassissimo.
Appena la farina tende al giallino aggiungete un quarto di litro di brodo e una prima cucchiaiata di prezzemolo tritato.
Sempre a fuoco dolce, continuate a rimestare senza coprire e aggiungete il brodo a cucchiai quando necessario (e sì, si naviga a vista) per circa 20 minuti (senza bruciarla, eh?).
Appena addensa (Oh, miracolo!) togliete dal fuoco e aggiungete il succo filtrato di un limone e un altro cucchiaio di prezzemolo tritato, aggiustate con sale, pepe e (se piace) noce moscata.
PS: per tritare facilmente il prezzemolo dovete asciugarlo bene (ma che ve lo dico a fare?).
Il resto è ancora più semplice:
battete le uova con un pizzico di sale e tanto prezzemolo;
ungete con carta da cucina bagnata nell’olio la più grande padella antiaderente che avete (la mia è di 33 cm) e buttate un cucchiaio di uovo battuto spargendolo come fosse una crepe.
Appena comincia a solidificare aggiungete/spalmate la vellutata al centro (sempre come fosse una crepe) e arrotolate da un bordo aiutandovi con una spatolina.
Ripetete tante volte quanti sono i commensali (?).
Piccola spesa, grande figura.



Bella anche tagliata a rondelle per uno spiedino.