venerdì 1 giugno 2007

Smoke gets in your eyes



La mia storia culinaria è piuttosto scarna, appresa dalla gran cuoca di mia madre.
Naturalmente, essendo maschietto, non pensate che mia madre si mettesse lì a spiegarmi le cose. Ci provava con mia sorella che, però (sigh) non se la filava proprio.
Erano i tempi del rock & roll (roba da museo), dei Platters (quelli di Smoke Gets In Your Eyes, tanto per capirci), dei mangiadischi (come dire un post di Morso ;-]. Non esistevano le cuffie ma mia sorella riusciva lo stesso ad ignorarla.

[Smoke Gets in Your Eyes
They asked me how I knew
My true love was true
Oh, I of course replied
Something here inside cannot be denied

They said someday you'll find
All who love are blind
Oh, when your heart's on fire
You must realize
Smoke gets in your eyes

So I chaffed them and I gaily laughed
To think they could doubt my love
Yet today my love has flown away
I am without my love

Now laughing friends deride
Tears I can not hide
Oh, so I smile and say
When a lovely flame dies
Smoke gets in your eyes
Smoke gets in your eyes]

Io, nel frattempo, giocavo a soldatini (si diceva così) sotto il tavolo della cucina. Era un bel tavolo grande, protettivo, di legno con il piano di marmo bianco e grigio segnato dalla vita quotidiana.
E quando non serviva, il marmo era coperto da una tovagliaccia di plastica a fiori (orribile, ma non c’era molto da scegliere e Geneviève Lethu non esisteva ancora).
Io stavo nascosto li sotto, invisibile e silenzioso finché mia madre si dimenticava di me, a giocare con le mollette dei panni. Erano mollette bellissime in legno con la molla d’acciaio (mollette appunto).
Le nuove (o le meno vecchie) più chiare, uguali erano i soldati americani, quelle vecchie, sporche e scure di tante piogge, erano i tedeschi.
Gli italiani non c’erano perché la rimozione collettiva del dopoguerra non rendeva possibile credere a noi come ad un popolo guerriero. La guerra la fanno sempre gli altri, “italiani, brava gente”.
Inutile dire che lasciavo vincere sempre gli americani anche se ricordo, a volte, atti di eroismo tedesco. Già allora cercavo, nel mio piccolo, di essere politically correct .
Naturalmente da sotto il tavolo non potevo vedere cosa mia madre stesse facendo. Ma potevo sentire e annusare.
Pertanto la mia scuola si è basata sui sensi sbagliati, una specie di don Gnocchi per cuochi.
Riuscivo a sentire i movimenti, le volte che girava la salsa, quando aggiungeva qualcosa che sfrigolava, se c’era vino o no, il profumo del ragù che vira quando non spruzza più il pomodoro fuori dalla pentola ma comincia a pippeteare con lente bolle mentre cambia di colore (voi da sopra potete vedere).
Cucina tradizionale quindi e per giunta monca di un elemento fondamentale, la vista.
Non solo questo limite ma anche nelle scelte dei cibi (alimenti per me è un’asettica parolaccia) in quanto a quei tempi si mangiavano poche e ripetitive cose e ad ogni giorno corrispondeva un piatto (più o meno gradito). La soddisfazione degli utenti (noi figli) era minima il venerdì con pasta e fagioli e baccalà (ora mi fanno impazzire) e massima la domenica (Ragù, ragù, ragù). La domenica spesso c’erano i dolci (che chiamavamo “paste”).
Insomma so qualcosa di pasta (spaghetti, ziti, paccheri, maltagliati ecc.), pesce (alici, totani e merluzzi vari conservati), carni e verdure, di riso solo quello con la verza ed il mitico sartù.
Di sughi e intingoli conosco praticamente solo quelli fatti con olio, aglio e/o cipolla, carote (poche), sedano (molto), passi & pinoli, basilico o prezzemolo, olive & capperi.
Il burro solo sul pane.
Insomma, la mia storia, i miei limiti in poche righe.
Eppure, eppure, eppure, da quando mi sono affacciato in internet parlo di shiro miso , discetto sui lieviti , discuto con proprietà di farine di kamut o di castagne, uso lo zenzero quasi tutti i giorni così come la maizena, cose che fino a due mesi fa ignoravo completamente.
AAARGH! COSA MI STA SUCCEDENDO?
MI AVETE INFETTATO?
DIVENTERO’ ANCHE VEGETARIANO?????????????

Insomma, passatevi una mano sulla coscienza perché è anche (un poco) colpa vostra se, da un pò di tempo penso ad una nuova sezione da inaugurare: CondiVisioni (Visioni di Condimenti) in cui riproduco le Vostre ricette, si proprio le VOSTRE!!!!!
Ho già fatte e fotografate la ciambella di carote degli Scriba, il pollo ai semi di papavero di Glo, l’esperimento n° 1 di Lory, il flan di cipolle di Cavoletto, poi i fagiolini per Max ecc. ecc.
Premessa obbligatoria: come è ovvio riprodurle non può significare rifarle uguali perché sono ammesse variazioni, non sempre si reperiscono gli ingredienti giusti, gli attrezzi e pentole magari sono sbagliati o semplicemente diversi, and last but not least, la mano (mia) potrebbe essere fallace!
Bene, cominciamo dai cari Cuochi di carta – Scribacchini per simpatia e anche per riconoscenza in quanto (voi non sapete) ma oltre a scoprirmi in un loro gironzolare, mi hanno offerto il loro aiuto in un fitto epistolario (emailario?) introducendomi ai segreti dei blog (per me sconosciuti)!
Per le altre condivisioni andrò semplicemente …in ordine sparso.
Guten apetit!

Torta di carote formaggiosa



La ricetta l’ho seguita quasi pedissequamente e pertanto la riprendete qui dagli Scriba.
Le uniche variazioni sono:
yogurt naturale 150 gr (invece di un vasetto)
farina di kamut 300 gr. + un altro po’ (invece di 2 vasetti)
olio evo 4 cucchiai (invece di 1/3 di vasetto)
formaggio grattugiato non troppo fine: parmigiano e provolone fresco abbondantissimo (invece di Friburgo, Piave mezzano o affini)
e ho aggiunto 7-8 nocciole tostate macinate.



Finora costituisce l’unico modo esistente per far mangiare le carote alle mie figlie e confermo che è bella, morbida ed è buona anche tiepida, anzi meglio che fredda!
E, che dire agli Scriba?
Grazie cari, a buon rendere!

Ciccillo che fa la guardia al forno

9 commenti:

Morso ha detto...

PA-ZZZZZE-SCO..
..anche la mia infanzia l'ho passata sotto al tavolooo!!
Io,però, per altri motivi!
fino a cinque anni - poi grazie a Dio è passata -sono stata allergica al pane e alla pasta (oggi ormai son tutti celiaci..).
"Vietato mangiare il pane? ma siamo pazzi??!!" e regolarmente prima di pranzo rubavo una rosetta fresca dalla tavola (yummm) e mi nascondevo all'ombra della tovaglia a sgranocchiare beata..
Generalmente alla fine del "primo spicchio" arrivava una mano gigante e mi tirava fuori..
mbacio
p.s.ciccillo che fa la guardia è delizioso!

merinica ha detto...

...io vivevo per il giovedì, perchè era il giorno della panna fresca e, al bar, mamma il primo secchiello lo dava a me.
per il resto sono sempre stata a dieta, agognando nutella, ciambelle e patatine fritte.
grazie flat per avermi ridato per un attimo le mani di mia madre.

gli scribacchini ha detto...

Eric, che dire? Grazie! :-)
Grazie, non solo per la carinissima citazione e realizzazione (quasi quasi, le carote così le spazzolo pure io ;-) ma grazie anche e soprattutto per la poesia con cui sai narrare i ricordi.
Un abbraccio con lacrimuccia

gli scribacchini ha detto...

P.S.: Ciccillo è mmmmmmmmeraviglioso!
Grattini grattini
Patt

Giovanna ha detto...

eric ciao, i tuoi racconti sono sempre molto carini e in qualche punto per me Condi-visibili;) Io lavoro in cucina da tanto tempo, ma un po per pigrizia un po per mancanza di tempo non mi sono mai molto interessata a riviste di cucina o ricette altrui.... ma da quando giro per blog ho imparato tantissime cose e vedo la cucina con un altra ottica! ehi non mi diventare vegetariano però eh? Baci

flat eric ha detto...

Grazie cari!
PS: sul vegetariano, starei tranquillo.

Scribacchini ha detto...

Mi sa che, le tue figlie ed io, dovremmo fondare un partito di resistenza armata (di forchetta) contro le carote e affini ;-)
Remy

Dolci Ricette ha detto...

ciao inserirò la tua ricetta salata nella raccolta pdf che preparerò alla fine del meme..

flat eric ha detto...

Grazie cara e dolce ricettina mia!