Visualizzazione post con etichetta Condi_Visioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Condi_Visioni. Mostra tutti i post

lunedì 11 febbraio 2008

May I make your day award?


ABULICO, BUCOLICO,
AGRESTE E PEDESTRE,
RUSTICO/CAMPESTRE,

INGRATO, INGRASSATO, INFIACCHITO,
IMBOLSITO, IMBECILLE, IMPUNITO,
IMPIGRITO, IMPEGNATO,
INGRIGITO, INVECCHIATO,

PASTORALE, UMORALE, ANIMALE.

Tirato per i capelli.
Sì proprio tirato per i capelli e anche sgamato, ecco come si sentiva Flat quel maledetto giorno.
Gli amici del pub “Cuochiinerba” lo avevano richiamato al dovere lamentandosi della qualità degli hot dog(s).
Da quando aveva aperto il pub/blog come secondo lavoro, come ogni statale che si rispetti, le cose erano precipitate.
Il suo kapufficio doveva aver subodorato qualcosa, forse un aroma di bratwurst o quel piacevole sentore di senf che si ritrovava addosso al momento di coricarsi. Piuttosto che punirlo aveva scelto una strategia più efficace.



Il lavoro era almeno triplicato ed erano tutte incombenze burocratiche, rendicontazioni, note riepilogative, saldi&sconti, memo, lista acquisti, fogli di presenza vidimati, survey fiscali, giustifiche, note spese, analisi gestionali ad interim et ad nutum si non ad horas, programmi di centralizzazione dei controlli e decentramento delle responsabilità, benchmark, total quality management, project financing & finance projecting, investment tips & strategies, Ricerca&Sviluppo, arrobba accà e arrobba allà ecc. ecc.


Insomma per il lavoro investigativo (e per il resto) c’era sempre meno tempo.


Ma su tutti i problemi che Flat aveva svettava Ciccina, bella come poche, ma rabbiosa e gelosa.
Rancorosa e rincresciosa (?). Forse anche rimorsosa e rimpiantosa. Ma soprattutto rumorosa.
Sulle prime era venuta al pub, aveva letto le dediche sul librone degli ospiti, aveva sorriso e, a volte, riso insieme delle carinerie nei commenti, aveva (addirittura!) assaggiato le specialità ma poi, quando si era trovata ingrassata di 1 chilo (sì, solo di 1 chilo!) aveva cominciato a sbraitare e inveire e invettare che si mangiava troppo, che non c’era più attenzione né tempo per lei, che….
Ma che pretendeva? Il (secondo) lavoro è LAVORO!!!!
E io forse che ho tempo per me, per i miei hobbies?
Lavora, fai la spesa, cucina, fotografa, ammannisci, rigoverna (perché si è licenziata la quarta donna delle pulizie in 4-quattro mesi), è chiaro che sono stressato, no?
E i lavori sul terrazzo, e quelli in casa, e la macchina fotografica (di Ciccina) rotta, e l’hard disk evaporato con le foto di 3 anni (e pure qualche documento di lavoro ma chi se ne frega), e Poldo (new entry, cucciolo nero, mefitico e bastardo detto Pollo per il petto carenato)?



Dove le mettiamo queste cose, eh?
Mi sai dire TU (Ciccina, non voi) DOVE LE METTIAMO?
Insomma, dopo la vacanza in Abruzzo, la situazione stava precipitando. Flat si sentiva mancare il terreno sotto i piedi. C’era qualcuno o qualcosa (Ciccina) che scavava.
Si è vero, erano ingrassati ulteriormente a furia di carni rosse sapide, salumi aromatizzati, formaggi freschi e non, cioccolata deliziosa, vini brillanti (Montepulciano, of course) e un cincinino di whisky e grappine torbati ma avevano solo (e dico SOLO) una stufa a gas!!!
In Abruzzo in inverno, mi spiego?



Ormai Flat era un uomo arreso e tristo (maschile di triste?). Quando tornava a casa trovava conforto solo in un Ciccillo offeso, come lui, dalla presenza del nuovo Pollo, il quale, maldestro e pasticcione (e anche pigro e persino sciatto, piscione e chiagnazzaro [che piange sempre]) conquistava tutte le attenzioni e i bacetti e i grattini e le coccole della bella Ciccina.
Ma tant’era, bisogna farsene una croce.

La sera, dopo una giornata di duro lavoro su bollette, piani finanziari, riunione per il budget, fatture, scongiuri e scarichi (…), Flat tornava a casa pensoso …

… quando ad un tratto scopre, su internet, di aver vinto un PREMIO!
Un premio? Sì il PRIMO PREMIO (per lui)!




Addirittura!?!
Miciapallina gli assegna un premio!
La poverina, tra i dieci blog che va a vedere ogni giorno, fruga nel suo!
Poverina…
Lui così:
saltuario/incostante
anemico/alienante
logorroico/anelante
dietetico/incoerente
grasso e indisponente?

Lui (il mitico Flat) non sa che fare!
Non pubblica una ricetta da mesi, ha ripreso a postare da poco sfruttando le mail di Balena spiaggiata appropriandosene indebitamente.
Il vigliacco parassita conta anche su Guitaromane (che però è più pigro di lui e non manda nulla dalla sua nuova patria di Nizza).
Non può ricambiare perché i suoi blog preferiti sono già stati nominati tutti e non vuole avviare una reazione a … catena di S. Antonio in cui nomina e magari viene rinominato manco fosse al Grande Fratello!
Brrrrr, gli vengono i brividi solo a pensarci.
E poi dieci non gli bastano, non gli bastano proprio.
Allora pensa e ripensa, il simpatico Flat, decide di ricambiare dedicando a Miciapallina una ricetta.
La prima da 7 mesi!!!!!!!

LA FRITTATA DI MICIAPALLINA

Breve pre-istoria:
questa frittata nasce in famiglia quando Flat era piccino piccino e capitava che la sera si fosse un po’ scarsi a cibo (altri tempi e altri costumi), allora la su mama componeva piatti rimasti storici (in famiglia) tipo la finta pizza (pane secco bagnato nel latte, mozzarella avanzata e pomodori) oppure patate all’agnello “scappato” e, infine, la seguente frittata di prezzemolo con vellutata al limone detta anche alla Marinara, d’ora in poi denominata la Frittata di Miciapallina!
Ad onor del vero una frittata al prezzemolo compare anche a pagina 394 del libro Cucina leggera dell’Enciclopedia della Cucina di Repubblica-l’Espresso ma, come vedrete (se avete il libro), questa ricettina è ancora più semplice e leggera in quanto senza latte né parmigiano.

Ingredienti
per la frittata:
uova (1 a testa)
prezzemolo (tanto e fresco)
sale un pizzico
olio evo
per la vellutata al prezzemolo e limone (ripresa dallo storico Talismano della felicità, libro pieno di tesori forse troppo presto e ingiustamente archiviato dai più):
margarina 20 gr.
farina 20-30 gr.
brodo vegetale
1 limone
Sale & pepe

Preparazione:
indossate il grembiule e fate quel che vi dico (soprattutto tu Miciapallina, eh?).
Avviate il brodo vegetale (anche granulare o dado).
Sciogliete un pioccolo di margarina vegetale in un pentolino e aggiungete la farina a cucchiaiate e cominciate a rimestare (ah che bel verbo: rimestare…) con una cucchiarella di legno a fuoco bassissimo.
Appena la farina tende al giallino aggiungete un quarto di litro di brodo e una prima cucchiaiata di prezzemolo tritato.
Sempre a fuoco dolce, continuate a rimestare senza coprire e aggiungete il brodo a cucchiai quando necessario (e sì, si naviga a vista) per circa 20 minuti (senza bruciarla, eh?).
Appena addensa (Oh, miracolo!) togliete dal fuoco e aggiungete il succo filtrato di un limone e un altro cucchiaio di prezzemolo tritato, aggiustate con sale, pepe e (se piace) noce moscata.
PS: per tritare facilmente il prezzemolo dovete asciugarlo bene (ma che ve lo dico a fare?).
Il resto è ancora più semplice:
battete le uova con un pizzico di sale e tanto prezzemolo;
ungete con carta da cucina bagnata nell’olio la più grande padella antiaderente che avete (la mia è di 33 cm) e buttate un cucchiaio di uovo battuto spargendolo come fosse una crepe.
Appena comincia a solidificare aggiungete/spalmate la vellutata al centro (sempre come fosse una crepe) e arrotolate da un bordo aiutandovi con una spatolina.
Ripetete tante volte quanti sono i commensali (?).
Piccola spesa, grande figura.



Bella anche tagliata a rondelle per uno spiedino.

domenica 27 gennaio 2008

All'ombra di un ossimoro, sorseggiando un caffè

From: balenaspiaggiata@walesmail.com
aggiungi a rubrica posta indesiderata
Inviato il: 21/01/2008 12:14 da Londra
to:
Cc:
Oggetto: un bel caffè.

cia Flat!
ma che bello leggersi su un blog....
Ti mando un antipastino della tua senape preferita, del resto anche l'occhio vuole la sua parte, no? [dice Flat: fatti, non parole.]
e ti aggiungo pure l'@-ricetta del caffè inglese.




Eh già, lo so che l'accoppiata caffè/inglese è un ossimoro bello e buono [dice Flat: l’ossimoro deve essere un dolcetto britannico che non conosco], ma d'altra parte qui si parla di ricette no?
[dice Flat: e si, si dovrebbe.]
Dunque. stamattina esco di casa. giornata (o meglio, fine della nottata visto che erano le 6:15 am) [dice Flat che esce alle 8,30 di casa: poareta…] uggiosa, con quella pioggia rompiscatole inglese che è più umido condensato che altro (ma che cosa bella, a Napoli si dice schizzichea, e solo questo modo di dire ti rende la pioggia quasi divertente, qui invece è pioggia e basta, per di più inglese)
salgo sulla mia bella metro, annusando il retrogusto degli odori del weekend (altro che ragù....), arrivo finalmente alla stazione, mancano 15 minuti al mio treno, come al solito, mi avvio verso la caffetteria (o meglio, chiosco dove vendono bevanda colorata e calda che per uno strano caso si chiama caffè) che produce un discreto (per la media del luogo, beninteso) "filtered coffee" all'americana.
Oibo', i traditori sono chiusi. e mo'?
venendo da una famiglia napoletana doc, dove il primo profumo in casa era quello del caffè [dice Flat: dopo quello del ragù?], mi dirigo verso un altro chioschetto.
Simpatico, fanno pure i biscotti, quelli all'americana, tondi, con le granelle di cioccolato sopra (assaggiati, sono buoni [dice Flat: confermo, proprio buoni!])



vabbe', dico, se fanno i biscotti all'americana, pure il caffè sarà all'americana....e mi avvio.
Ordino: "white coffe no sugar please" [dice Flat: miiii, che pronuncia!]
mi risponde un costaricano (allora sono professionali!?) "hot or cold milk? regular or large?"
si si proprio professionale. [chiede curioso Flat: come si riconosce un costaricano?]
"regular, cold milk, thanks" (il latte ce lo faccio mettere freddo di solito per un motivo che poi ti spiego)
"two sixty-five"
"ehhhhhhhhhhhhh?" (ma che, sto ancora dormendo? ma sicuro che ce l'ha con me? non vedo nessun altro in giro...)
"two sixty-five PLEASE" incita il bruto con fare minaccioso.
[dice Flat: ti ha fatto pagare anche quel coso li, l’ossimoro]
pago e aspetto. e guardo, come fa il mio caffè. dico: per due-sterline-e sessantacinque pence (più o meno 4 euro, mi godo lo spettacolo, sarà un caffè artistico) dimenticandomi che sono a Londra. errore!
ripenso alla mia mitica zia, che con il caffè è una maga, a come riempiva il filtro della moka con tanto amore (ci sono delle persone che mettono passione in ogni gesto. mia zia è una di quelle) [dice Flat: anche Ciccina fa un caffè che … frechete. Come dicono in Abruzzo.]....e guardo.
Il bruto si dirige verso il banchetto alla sua destra, apre uno sportello, ci mette la zampa dentro.
e ne tira fuori.... il barattolo del nescafè!

quello che ho a casa.

Gli ribadisco che ho chiesto un "filtered coffee"
[dice Flat: polemica la ragassa di prima mattina, né?]
Il bruto grugnisce.
[dice Flat: e no! Questo non si fa, cattiva educazione. O digestione?]
Si dirige verso la macchina del caffè.
Riempie il filtro della macchina da caffè con il nescafè.
Poco ci manca che piango. [pontifica Flat: piccole ferite che colpiscono il piccolo Narciso del nostro piccolo Ego.]
Riempie una specie di brocca (che poi capisco essere il mio bicchiere) con un liquido marronciognolo, fumante.
Prende un bricco con il latte, fumante anch'esso (ma io lo volevo freddo! non ho l'esofago foderato di amianto! [dice Flat: meglio! L’amianto è molto pericoloso.] ma sono troppo annichilita per protestare)
ce ne mette un pò.
copre il bicchiere brocca con un coperchietto di plastica.
avessi visto mai che la preziosa bevanda si rovescia o si raffredda?
e me lo porge, sempre grugnendo.
[dice Flat: sicuramente digestione]


750 ml di CIOFECA!
e per gli americani quella è la taglia "regular".... [spiega il dotto Flat: si pronuncia "reighiulaaer"] manie di grandezza pure per il caffè?
io per fortuna ho i guanti (il freddo mi spacca le mani) e non mi ustiono.
Ma perchè, perchè, perchè [chiede Flat: mica è un ossimoro questo?] oltre a farlo male, il caffè, lo fanno pure bollente? [dice Flat: perché freddo sarebbe anche peggio]
Però almeno sul coperchietto c'è scritto "drink with caution - content very hot"
politically correct.
[dice Flat: vedi? È un Paese civile, in fondo.]
vedi mai che mi faccio un'ustione di quarto grado e li denuncio.
alla fine butto tutto. penso che il cestino si è incendiato per l'alta temperatura, la reazione chimica o non so.
[conferma Flat: a Londra, l’unico caffè buono che gli è capitato di bere era di Starbucks che vende sicuramente anche gli ossimori]
quindi:
@-ricetta del caffè:
-750 ml di acqua di rubinetto filtrata dal Tamigi, possibilmente ad una temperatura compresa tra i 100 e i 104 'C
- 2 cucchiai di nescafè o altro surrogato di caffè liofilizzato (ossimoro anche questo) [dice Flat: ma gli piacciono questi biscotti, allora?]
- latte q.b. a.v. se freddo a 80-90 gradi centigradi, altrimenti omotermo all'acqua.
- una macchina da caffè americano
- numero del centro antiveleni e grandi ustionati a portata di mano.

Ciao Flat!
enjoy your cuppa!
[dice Flat: fossi matto?]


P.S.: le foto le ho prese da internet, mi dispiace ma io ancora non le so scaricare dal cellulare o dalla macchina digitale....
te l'ho detto, sono imbranata!
[dice Flat: imparerai, ragazza, vedrai che imparerai!]

Da: balenaspiaggiata@walesmail.com
aggiungi a rubrica posta indesiderata
Inviato il: 21/01/2008 12:14
A:
Cc:
Oggetto: errata corrige
a-ri-ciao (ma qui l'alfa non è privativa)
mi osno accorta che coem al solito ci sono un paio (forse di piu') di erorri di typing, scusami. e' che qui non ho la qwerty ma un'altra tastiera e spesso mi si "intercciano i diti" coem a fantozzi.
ti sarei garat se me li correggessi.
un abbraccio

balena

[dice Flat: vero è. Lo feci. Ah, che si deve fare per una buona senape…]

domenica 20 gennaio 2008

Niente paura!



A parte che gli anni passano per non ripassare più
e il cielo promette di tutto ma resta nascosto lì dietro il suo blu
ed anche le donne passano qualcuna anche per di qua
qualcuna ci ha messo un minuto
qualcuna è partita ma non se ne va

Niente paura, niente paura
Niente paura, ci pensa la vita mi han detto così...
Niente paura, niente paura
niente paura, si vede la luna perfino da qui.

A parte che ho ancora il vomito per quello che riescono a dire
Non so se son peggio le balle oppure le facce che riescono a fare.
A parte che i sogni passano se uno li fa passare
alcuni li hai sempre difesi altri hai dovuto vederli finire

…

Tira sempre un vento che non cambia niente
mentre cambia tutto sembra aria di tempesta.
Senti un po' che vento forse cambia niente
certo cambia tutto sembra aria bella fresca.

A parte che i tempi stringono e tu li vorresti allargare
e intanto si allarga la nebbia e avresti potuto vivere al mare.
Ed anche le stelle cadono alcune sia fuori che dentro
per un desiderio che esprimi te ne rimangono fuori altri cento.

Niente paura, niente paura
Niente paura, ci pensa la vita mi han detto così...
Niente paura, niente paura
niente paura, si vede la luna perfino da qui.

Niente paura, niente paura.

(parole prese da Mikayala )

Ah il buon vecchio Liga ci azzecca sempre, o no?
E cosi mentre cazzeggio fuori il terrazzo ascoltando musica (appropriata) e valutando vecchi e nuovi danni (vecchi: lavori di impermeabilizzazione sospesi da settembre; nuovi: piccolo tornado di 3 giorni or sono che ha distrutto vasi e piante [come dire: piove sul bagnato?]) rientro a prendere un pullover perché fa frescolino.
In casa non c’è nessuno (altrimenti addio post) guardo il mio piccolo e caro pc che langue freddo e nero, abbandonato.
Mi dico che un giretto in internet non ha mai ammazzato nessuno (o no?) e parto, magari che so?, qualche nuovo commento, qualche ricettina, nuove amicizie?
Prima la posta però, clicco, si c’è, apro e meraviglia delle meraviglie:

---------- Forwarded message ----------
From: Balena Spiaggiata <>
Date: Jan 17, 2008 8:40 PM London.
Subject: a-ricetta
To: cuochiinerba@gmail.com


ciao flat eric,
come va?
ti mando questa mail qui perchè non so come postartela sul blog (bello bello bello, mi tiene tanta compagnia, ma mi fa venire una fame...)
dunque, oggi sono di guardia in ospedale, una cosa inaspettata- un favore ad un mio collega- e quindi non avevo dietro nemmeno una mela, un biscottino, un tozzo di pane...niente.
e cosi mi sono avventurata nella mensa....
e ti dico quello che ho "scelto" - l'alternativa era un pollo del pleistocene -
"cheese and cod pasta bake"
ovvero
"pasta gratinata al forno con formaggio e merluzzo"
[dice Flat: che schifo ma non esercita il suo diritto di censura]
aspetto: da sopra sembrava una specie di gattò di patate.
Quello con il pan grattato sopra, bello croccante
dentro: pezzi di pasta, credo, pennette rigate, ormai fusi tra di loro. gli inglesi hanno scoperto come tornare agli ingredienti base partendo da quelli finiti, e quindi, dalla pasta "da cottura" riescono ad ottenere, dopo ore -ed ore- di sapiente bollitura una specie di "fondue" che richiama l'impasto originale.
queste penne, ormai squagliate, sono fuse con dei pezzi di baccalà, pelle compresa.....alcuni sono gialli come lo zafferano....e, per legare il tutto, una specie di salsetta fatta di una sorta di besciamella e di pezzi di formaggio cheddar (un formaggio di qui, che a seconda del colorante che ci mettono dentro - giallo, arancio o porpora non scherzo- e' a stagionatura breve, media o forte...)

questo è il cheddar....bei colori vero? poveretta me.....
[dice Flat: che schifo ma non esercita il suo diritto di censura]

Il tutto messo in un bel tegame da forno e ricoperto di scagliette di finto formaggio, che una volta fuse assumono l'aspetto degli spaghetti crudi quando li fai al forno senza cuocerli prima - e pure il sapore.
e quest'è!
presa dalla disperazione - e dai morsi della fame-, e ormai abbandonata ogni velleità di non essere più una balena, sono ritornata alla suddetta mensa e mi sono presa una porzione di patatine fritte.
Almeno quelle, non tradiscono mai.

quindi ho pensato di mandarti questa @-ricetta che penso potrebbe inaugurare un paragrafetto del tuo blog: @-ricetta perchè la alfa è privativa e quindi questa è l'antitesi di una ricetta, e @-ricetta, nel senso che se mangi una cosa del genere ti "arricetti" napoletanamente parlando.
Che ne pensi?
[dice Flat: si guarda e non si tocca]



Questa e' una bella versione della pasta, pescata in internet, scoprendo, ahimè che questa creazione non era frutto della mente malata del nostro cuoco che ha usato gli scarti di ieri per cucinare (l'ospedale dove lavoro ha 72 dico 72 miliardi di sterline di debito... [dice Flat: allora tutto il Mondo è Paese?]) ma una ricetta tradizionale.......

Comunque, fammi sapere se ti va questo confronto, io posso sacrificarmi e ogni volta che sono di guardia vado a vedere cosa c'è. Tanto di guardie ne faccio abbastanza....
Colgo anche l'occasione per ringraziarti perchè il tuo blog mi fa sentire tanto tanto vicino a voi, a cri, al baco, a ciccillo e poldo, e mi tiene tanta compagnia.

Però quando vengo un'altra volta me le fai le linguine con le cozze e i peperoncini verdi????? o le zucchinelle con il risotto profumato? o al torta di carote e provolone? gnam!

Spero che la situazione spazzatura si risolva quanto prima a Napoli, la mia rabbia è che noi siamo un popolo civile (e lo si vede anche da come mangiamo - abbiamo gusto) e non mi va che un manipolo di sedicenti politicanti ci faccia fare la figura di barbari.
ma, in cucina, almeno lì, vinciamo a tutto campo, ti pare?
un abbraccio forte e a presto
tua Balena spiaggiata.

[dice Flat: sulla nostra civiltà comincio ad avere qualche dubbio, in fondo ‘sti politici li abbiamo pure votati noi, o no? Tu, comunque, quando torni porta la senape che sai.]

mercoledì 6 giugno 2007

Sono un po’ stanchino. Credo che tornerò a casa, ora.

Vesuvio allo specchio

Non ci voleva Forrest Gump stasera.
No, non ci voleva proprio.
Sono facile alla commozione.
Una dopo l’altra tante emozioni, l’INPDAP, Ciccina che fa l’immersione e prende il brevetto PADI e (giustamente) festeggia con i sub, le mie figlie che mandano sms che affermano il loro diritto a dormire a casa di amiche.
No, non ci voleva proprio, di sabato.
Il pensiero, non so perché, vola alle poesie di Quasimodo, al libro di Nadolny Sten La scoperta della lentezza, a Miguilin di Guimaraes Rosa, a Oltre il giardino,ultimo film di Peter Seller, ad altri pensieri.
Vola anche al mio primo viaggio in USA dopo circa 20 anni che il mio fratello/amico stava lì, sono andato a trovarlo.
Sono stato l’ultimo degli amici a farlo.
Forse per manifestargli il mio dolore per la sua assenza, forse solo per pigrizia.
Abbiamo fittato un pick up.
E abbiamo fatto dalla Lousiana alla Florida passando per il Mississipi e l’Alabama.
In un giorno solo.
Come dire: on the road again.
Compreso il ritorno.
In un giorno solo, compreso l’insabbiamento del pick up su una infinita spiaggia della Florida.
Non ricordo quale telefilm volevamo imitare ma ci siamo insabbiati dopo 10 metri. C’è voluto il carro attrezzi per tirarci fuori.
E abbiamo mangiato da Bubba Gump .
Gamberi buoni, porzioni incredibili, a cestini, pochi dollari.
Ma forse avremmo potuto pagare anche cento o mille dollari.
Sarebbe andato bene lo stesso.
Certe cose non hanno prezzo (a volte la pubblicità non sbaglia), non so cosa ne pensiate voi.
È stato un bel viaggio.
Poi lui tornava alla sua università e io al mio lavoro a Napoli.
Ora New Orleans mi dicono che non c’è più, le cose belle passano.
Come dire (con la mamma di Forrest): “Devi cercare il passato dentro di te prima di andare avanti”.

E quindi una serata davanti alla tv, per fortuna con un buon film.
Roba da pensare alle poesie di Quasimodo, al libro di Nadolny Sten La scoperta della lentezza, a Miguilin di Guimaraes Rosa, a Oltre il giardino,ultimo film di Peter Seller, ad altri pensieri.
Buono, la fame passa.
Un’insalata e via, la serata svolta.
Il medico sarà felice, i grassi caleranno.

Eppure, eppure, alla fine del film una piuma bianca vola.
Vola leggera.
In alto.
C’è una nota positiva.
C’è qualcosa che va avanti.
Che mette appetito.
Dobbiamo andare avanti.
Con leggerezza.
Mi torna l’appetito.
La ricetta di Cat: Paccheri, ceci neri e peperoni.
Semplicemente geniale, delicata e colorata.
Non ho 48 ore per i ceci e, soprattutto, non ho i ceci umbri (e foschi).
Non fa niente, mi perdonerà.
Apro una buatta di ceci (bianchi o chiari?) e una di peperoni arrostiti Primavera.
Metto l’acqua sul fuoco.
Mmmmmhhhh, con i ceci qui mettiamo le fettuccelle (non che manchino i paccheri trafilati ma salvo la tradizione partenopea).
Fettuccelle NON ALL’UOVO, ben intesi.
Separo i peperoni rossi che conservo per il set e metto quelli gialli a soffriggere in olio con i ceci scolati per fare un po’ di pappetta (lo so, suona male ma è così) insieme ad aglio e peperoncino.
Scongelo due gamberi di quelli grandi e carissimi (ma Cat se li merita) e li butto nel soffritto alla fine, aggiusto di sale e lo trasformo in piatto unico.
Scolo al dente (e che ve lo dico a fare) e salto in padella a fuoco vivo.
Fotografo e servo in tavola.
Gradisco molto.


La leggerezza di Cat si è persa ma qualcosa è rimasto, lui mi perdonerà, ne sono sicuro.
Fuori il traffico impazza in questo saba infernale del sabato napoletano.
Ora mi preparo alla partenza per Londra.
Bye, See You On Monday!

venerdì 1 giugno 2007

Smoke gets in your eyes



La mia storia culinaria è piuttosto scarna, appresa dalla gran cuoca di mia madre.
Naturalmente, essendo maschietto, non pensate che mia madre si mettesse lì a spiegarmi le cose. Ci provava con mia sorella che, però (sigh) non se la filava proprio.
Erano i tempi del rock & roll (roba da museo), dei Platters (quelli di Smoke Gets In Your Eyes, tanto per capirci), dei mangiadischi (come dire un post di Morso ;-]. Non esistevano le cuffie ma mia sorella riusciva lo stesso ad ignorarla.

[Smoke Gets in Your Eyes
They asked me how I knew
My true love was true
Oh, I of course replied
Something here inside cannot be denied

They said someday you'll find
All who love are blind
Oh, when your heart's on fire
You must realize
Smoke gets in your eyes

So I chaffed them and I gaily laughed
To think they could doubt my love
Yet today my love has flown away
I am without my love

Now laughing friends deride
Tears I can not hide
Oh, so I smile and say
When a lovely flame dies
Smoke gets in your eyes
Smoke gets in your eyes]

Io, nel frattempo, giocavo a soldatini (si diceva così) sotto il tavolo della cucina. Era un bel tavolo grande, protettivo, di legno con il piano di marmo bianco e grigio segnato dalla vita quotidiana.
E quando non serviva, il marmo era coperto da una tovagliaccia di plastica a fiori (orribile, ma non c’era molto da scegliere e Geneviève Lethu non esisteva ancora).
Io stavo nascosto li sotto, invisibile e silenzioso finché mia madre si dimenticava di me, a giocare con le mollette dei panni. Erano mollette bellissime in legno con la molla d’acciaio (mollette appunto).
Le nuove (o le meno vecchie) più chiare, uguali erano i soldati americani, quelle vecchie, sporche e scure di tante piogge, erano i tedeschi.
Gli italiani non c’erano perché la rimozione collettiva del dopoguerra non rendeva possibile credere a noi come ad un popolo guerriero. La guerra la fanno sempre gli altri, “italiani, brava gente”.
Inutile dire che lasciavo vincere sempre gli americani anche se ricordo, a volte, atti di eroismo tedesco. Già allora cercavo, nel mio piccolo, di essere politically correct .
Naturalmente da sotto il tavolo non potevo vedere cosa mia madre stesse facendo. Ma potevo sentire e annusare.
Pertanto la mia scuola si è basata sui sensi sbagliati, una specie di don Gnocchi per cuochi.
Riuscivo a sentire i movimenti, le volte che girava la salsa, quando aggiungeva qualcosa che sfrigolava, se c’era vino o no, il profumo del ragù che vira quando non spruzza più il pomodoro fuori dalla pentola ma comincia a pippeteare con lente bolle mentre cambia di colore (voi da sopra potete vedere).
Cucina tradizionale quindi e per giunta monca di un elemento fondamentale, la vista.
Non solo questo limite ma anche nelle scelte dei cibi (alimenti per me è un’asettica parolaccia) in quanto a quei tempi si mangiavano poche e ripetitive cose e ad ogni giorno corrispondeva un piatto (più o meno gradito). La soddisfazione degli utenti (noi figli) era minima il venerdì con pasta e fagioli e baccalà (ora mi fanno impazzire) e massima la domenica (Ragù, ragù, ragù). La domenica spesso c’erano i dolci (che chiamavamo “paste”).
Insomma so qualcosa di pasta (spaghetti, ziti, paccheri, maltagliati ecc.), pesce (alici, totani e merluzzi vari conservati), carni e verdure, di riso solo quello con la verza ed il mitico sartù.
Di sughi e intingoli conosco praticamente solo quelli fatti con olio, aglio e/o cipolla, carote (poche), sedano (molto), passi & pinoli, basilico o prezzemolo, olive & capperi.
Il burro solo sul pane.
Insomma, la mia storia, i miei limiti in poche righe.
Eppure, eppure, eppure, da quando mi sono affacciato in internet parlo di shiro miso , discetto sui lieviti , discuto con proprietà di farine di kamut o di castagne, uso lo zenzero quasi tutti i giorni così come la maizena, cose che fino a due mesi fa ignoravo completamente.
AAARGH! COSA MI STA SUCCEDENDO?
MI AVETE INFETTATO?
DIVENTERO’ ANCHE VEGETARIANO?????????????

Insomma, passatevi una mano sulla coscienza perché è anche (un poco) colpa vostra se, da un pò di tempo penso ad una nuova sezione da inaugurare: CondiVisioni (Visioni di Condimenti) in cui riproduco le Vostre ricette, si proprio le VOSTRE!!!!!
Ho già fatte e fotografate la ciambella di carote degli Scriba, il pollo ai semi di papavero di Glo, l’esperimento n° 1 di Lory, il flan di cipolle di Cavoletto, poi i fagiolini per Max ecc. ecc.
Premessa obbligatoria: come è ovvio riprodurle non può significare rifarle uguali perché sono ammesse variazioni, non sempre si reperiscono gli ingredienti giusti, gli attrezzi e pentole magari sono sbagliati o semplicemente diversi, and last but not least, la mano (mia) potrebbe essere fallace!
Bene, cominciamo dai cari Cuochi di carta – Scribacchini per simpatia e anche per riconoscenza in quanto (voi non sapete) ma oltre a scoprirmi in un loro gironzolare, mi hanno offerto il loro aiuto in un fitto epistolario (emailario?) introducendomi ai segreti dei blog (per me sconosciuti)!
Per le altre condivisioni andrò semplicemente …in ordine sparso.
Guten apetit!

Torta di carote formaggiosa



La ricetta l’ho seguita quasi pedissequamente e pertanto la riprendete qui dagli Scriba.
Le uniche variazioni sono:
yogurt naturale 150 gr (invece di un vasetto)
farina di kamut 300 gr. + un altro po’ (invece di 2 vasetti)
olio evo 4 cucchiai (invece di 1/3 di vasetto)
formaggio grattugiato non troppo fine: parmigiano e provolone fresco abbondantissimo (invece di Friburgo, Piave mezzano o affini)
e ho aggiunto 7-8 nocciole tostate macinate.



Finora costituisce l’unico modo esistente per far mangiare le carote alle mie figlie e confermo che è bella, morbida ed è buona anche tiepida, anzi meglio che fredda!
E, che dire agli Scriba?
Grazie cari, a buon rendere!

Ciccillo che fa la guardia al forno